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2021: Ha ancora un senso investire in obbligazioni?

02-05-2021 12:23

Goffredo Tripi

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2021: Ha ancora un senso investire in obbligazioni?

L'attuale situazione richiede una grande attenzione per chi oggi investe in obbligazioni.

Investire il Bond nel 2021: Un lavoro dai molti rischi a tassi bassi.

Cosa scegliere e come tutelarsi: Istruzioni per l'uso.

 

 

 

Con i tassi a zero investire in obbligazioni è diventata un’attività difficile e rischiosa!

Da un lato, i tassi bassi comportano che le obbligazioni di recente emissione offrano interessi bassissimi e, in certi casi, addirittura negativi!! Dall’altro, le obbligazioni a lunga scadenza emesse in passato hanno quotazioni così elevate da rendere anche in questo caso i rendimenti bassissimi.

Il rischio di investire in obbligazioni, tuttavia, non è solo quello di portarsi a casa un rendimento minimo, e quindi di perdersi opportunità d’investimento alternative, ma è, soprattutto, quello di realizzare delle forti perdite se i prezzi dovessero iniziare a scendere e si rendesse necessario, per qualsiasi esigenza, disinvestire prima del dovuto.

La maggior parte degli investitori quando pensa alle obbligazioni immagina un investimento a basso rischio. In realtà, le obbligazioni, se paragonate alle azioni, effettivamente presentano un rischio inferiore. Se si portano a scadenza si perde il capitale solo se l’emittente fa default, cosa che non si verifica proprio così frequentemente. E la volatilità è senza dubbio inferiore.

Tuttavia, questo non significa che le obbligazioni siano esenti da qualsiasi rischio di perdite.

Il contesto storico attuale caratterizzato da tassi bassi, come anticipato prima, ha quasi del tutto azzerato i rendimenti obbligazionari.

Le obbligazioni a media scadenza (decennali) oggi offrono rendimenti netti attorno al mezzo punto percentuale! Stiamo parlando praticamente del nulla!

Rendimenti così ridotti potrebbero spingere gli investitori a cercare rendimenti obbligazionari più interessanti, magari spingendosi su scadenze molto più lunghe.

Il rischio è che i prezzi di queste obbligazioni, già molto alti, potrebbero iniziare a scendere. Una delle motivazioni che potrebbe spingere in basso i prezzi delle obbligazioni a lunga scadenza è l’aumento delle aspettative sull’inflazione che, secondo le teorie economiche classiche, comporterebbero un intervento restrittivo sul TUS da parte delle banche centrali.

L’aumento dell’inflazione è uno degli obiettivi che da tempo si sono poste le banche centrali. In teoria, quindi, prima o poi dovremmo assistere ad un effettivo aumento dei prezzi, scenari economici permettendo.

 

Investire in obbligazioni nel 2021: cosa scegliere?

 

Sicuramente in questo contesto economico investire in obbligazioni è un’attività che presenta un rapporto rischio rendimento non favorevolissimo. Tuttavia, questo non significa evitare a propri di investire in obbligazioni, anche perché non esiste alternativa a questo asset in un portafoglio ben organizzato.

Occorre quindi definire quali, per diversi motivi, offrono un rapporto rischio/rendimento capace di sostenere motivazioni redditizie nell’acquistarle. A mio parere sono tre i macrosettori su cui posizionarci:

 

    le obbligazioni high yield

    le obbligazioni inflation linked

    le obbligazioni a tasso variabile

 

 

Obbligazioni high yield

 

Le obbligazioni high yield, dove il termine letteralmente significa “alto rendimento”, sono obbligazioni emesse da società non “investment grade“. Si tratta, quindi, di società che presentano un profilo patrimoniale-finanziario e economico non solidissimo. Queste società per attrarre capitale chiaramente devo garantire rendimenti più allettanti e quindi più alti della media.

A fronte di questi vantaggi, tuttavia, c’è da considerare che le obbligazioni high yield, per loro natura, presentano un rischio emittente più alto ed una maggiore volatilità dei prezzi.

Ovviamente, Il rischio emittente, decisamente reale, deve essere azzerato investendo in un paniere ampio di obbligazioni high yield tramite Fondi comuni di Investimento, Sicav o ETF. Allo stesso modo, possiamo proteggerci dal rischio cambio scegliendo FCI, SICAV e ETF in obbligazioni high yield “hedgiati”, costruiti cioè a monte con una assicurazione che neutralizza le oscillazioni dei cambi valutari

La volatilità implicita nei sottostanti è invece difficile da contrastare. Qui interviene il granus salis nella pesatura dell’investo complessivo da esporre a questi strumenti, che varierà a seconda della vostra propensione di rischio e del vostro orizzonte temporale sul portafoglio che andremo a costruire.

 

 

Obbligazioni inflation linked

 

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione traggono vantaggio dall’aumento dei prezzi dei beni e servizi. Questo perché le obbligazioni inflation linked rivalutano le cedole ed il capitale a scadenza all’inflazione di periodo.

Le politiche monetarie ultraespansive delle banche centrali potranno fare crescere l’inflazione. In questo senso l’investitore in bond inflation linked è avvantaggiato. Grazie alla rivalutazione, il patrimonio sarà protetto da una svalutazione monetaria. Al tempo stesso, la redditività dei bond indicizzati supererà quella dei titoli di stato a tasso fisso. Inoltre non bisogna dimenticare della probabilità che io giudico medio alta che, nell’area euro il TUS non varierà, anche a fronte di un inflazione elevata, in quanto i piani di recovery, il sure e tutti i denari che arriveranno nelle casse degli stati europei saranno alimentati dall’emissione di eurobond e che quindi, così come nel passato abbiamo vissuto momenti di attuazione di politiche monetarie non convenzionali per salvare l’economia europea, potremmo assistere anche alla situazione (impensabile nell’economia “classica”) di un inflazione che superi il 2/3 % senza che la BCE intervenga sul Tasso Ufficiale.

 

 

Obbligazioni a tasso variabile

 

Il vantaggio d’investire in obbligazioni a tasso variabile è intuitivo. Le obbligazioni a tasso variabile hanno il vantaggio di rimodulare il tasso d’interesse riconosciuto, in funzione dell’andamento di alcuni parametri. Tali parametri sono collegati, in maniera più o meno diretta a secondo del parametro scelto, ai tassi definiti dalle banche centrali.

Investire in obbligazioni a tasso variabile ha il vantaggio di beneficiare di un aumento dei tassi definiti dalle banche centrali. Per tale motivo, un aumento dei tassi limiterà la discesa dei prezzi di questo tipo di obbligazioni.

Lo svantaggio è che di norma le obbligazioni a tasso variabile riconoscono un tasso d’interesse base più basso dei tassi medi. Questo significa che, qualora i tassi non dovessero aumentare, si porterà a casa ancora meno di un già misero rendimento offerto da un’obbligazione a tasso fisso.

La volatilità di queste obbligazioni è di norma ridotta. Ne consegue che sono limitati anche i guadagni in conto capitale.

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Un ultimo pensiero

 

Benché alti, i prezzi delle obbligazioni potrebbero ancora continuare a salire. Del resto, in Europa è dalla fine del 2015 che si disincentiva l’investimento in obbligazioni tradizionali a lunga scadenza. Si riteneva che quei tassi, già allora così eccezionalmente bassi, sarebbero nel giro di poco tempo aumentati e di conseguenza i rendimenti obbligazionari scesi.

Le cose, viste a distanza di anni, non sono andate proprio in quel modo!

I tassi sono rimasti eccezionalmente bassi fino ad oggi, ed è probabile che lo siano ancora per qualche (o tanti?) altro anno. Inoltre, gli interventi delle banche centrali, che hanno già in pancia e stanno ancora acquistando miliardi di titoli di Stato, ne hanno sorretto le quotazioni portandole a livelli mai pensati.

Se impensabili sono i livelli attuali, dobbiamo a rigor di logica considerare che esista anche questa possibilità e che cioè i prezzi possano (assurdamente) continuare a salire!

Rimane comunque un settore da curare con molta attenzione e da tenere costantemente sotto un accurato controllo perché se fossimo esposti pesantemente su questi strumenti, se e quando dovesse scoppiare la bolla obbligazionaria, uscrine in tempo sarà fondamentale per non trascinarsi una pesante perdita in quota capitale che potrebbe portarci a rimanere “impiccati” su questi titoli per diversi anni.

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